Find your voice.
Alice, cantante di ventidue anni, perde la voce dopo un intervento alle corde vocali. L'incontro con Alex, insegnante di lingua dei segni, le fa scoprire che l'espressione ha molte forme oltre la voce, fino a ridefinire cosa significhi essere una cantante.
Alice Plate è una cantante di ventidue anni, all'ultimo anno di studi artistici, il cui mondo crolla quando un intervento alle corde vocali la lascia incapace di parlare. Abituarsi alla nuova condizione è durissimo, e all'inizio esprimersi con la lingua dei segni la fa sentire ancora più smarrita. Il suo cammino di riscoperta comincia con Alex, insegnante di lingua dei segni, che le mostra come la comunicazione possa assumere molte forme oltre alla voce. Passo dopo passo, tra sedute e prove, Alice ritrova la fiducia in sé e decide di esibirsi allo University Arts Showcase, ridefinendo cosa significhi, per lei, essere una cantante. È una storia sulla perdita di identità e sull'incontro che riapre il cammino, e su come il linguaggio possa diventare più potente proprio quando la voce manca.
Il film si apre sul primo piano degli occhi della protagonista, mentre una voce femminile fuori campo dice: "People have dreams". Gli occhi si aprono e la storia entra in una sequenza onirica: veniamo introdotti ad Alice Plate, che deve sostenere un'audizione di canto. È in una sala d'esame, davanti a una giuria, e si prepara a cantare. Durante l'audizione, però, qualcosa si incrina: Alice perde completamente la voce. La tensione cresce attraverso le sue reazioni, lo smarrimento, e l'atteggiamento quasi beffardo della giuria. Suono e montaggio stringono la morsa fino al nero, su cui compare il titolo, "The Voice Within My Silence". Comincia il film vero e proprio.
Il corpo del racconto segue Alice e il suo adattamento alla nuova condizione. Una voce fuori campo, che è la voce di Alice, spiega cosa è accaduto nella sala d'audizione mentre la vediamo cercare l'ufficio dell'insegnante di lingua dei segni. Al primo incontro, l'insegnante le propone di candidarsi allo University Arts Showcase. Alice rifiuta: dai suoi gesti e dalla postura capiamo che teme di essere presa in giro e che non si sente ancora abbastanza sicura. Sta ancora scoprendo la propria nuova identità. Tornata a casa, crolla: piange, getta a terra le sue cose, accartoccia dei fogli e, proprio durante questa crisi, decide di scrivere una canzone, quella dell'audizione. La vediamo buttare giù il ritornello, poi accartocciare il foglio per la frustrazione. Riprende a incontrare l'insegnante e, con un montaggio serrato di più sedute di prove, il tempo scorre e Alice migliora, preparandosi all'audizione. Alla fine accetta di esibirsi allo University Arts Showcase.
Alice entra nella sala dell'audizione. La prima reazione della giuria è chiederle il nome, ma lei non risponde, perché è muta. Con una video-presentazione fatta di scritte, spiega la propria condizione e il motivo per cui è lì. Poi comincia a cantare nella lingua dei segni, e vediamo la giuria annuire, colpita. La scena è montata in cross-cut con lei che canta la canzone scritta durante il crollo. Verso la fine il ritmo si fa più rapido e più intenso. Lo schermo diventa nero. Torna la sua voce fuori campo: "As I said, people have dreams. And this was my dream", mentre i suoi occhi si aprono di nuovo. Nero. Sullo schermo appare "The Voice Within My Silence", seguito dai titoli di coda.
Il film costruisce il suo senso su una struttura circolare: gli occhi che si aprono e si chiudono, la voce fuori campo che incornicia la storia come un sogno, il ritorno del titolo all'inizio e alla fine. È un modo per dire che tutto ciò che vediamo è, insieme, un ricordo, un desiderio e una possibilità. La perdita della voce non è raccontata come una disgrazia da compatire, ma come la soglia di una trasformazione.
Il suono e il montaggio sono lo strumento drammaturgico principale. Nella sequenza dell'audizione la tensione nasce dal contrasto tra ciò che Alice vorrebbe emettere e il silenzio che la avvolge, costruito con precisione sonora fino al nero. Nel finale, invece, il canto nella lingua dei segni viene montato in cross-cut con la canzone scritta durante la crisi: la voce che manca torna sotto un'altra forma, e il gesto diventa musica. Le canzoni originali, composte per il film, non sono un intermezzo ma il cuore emotivo del racconto.
La perdita di identità. Quando ciò che ci definisce ci viene tolto, chi siamo? Alice deve reimparare a essere sé stessa senza la voce che la faceva sentire viva.
Il linguaggio oltre la voce. L'espressione ha molte forme. Il film mostra come la comunicazione possa diventare più potente proprio quando la parola manca.
L'incontro che salva. La rinascita passa da una relazione: Alex non risolve il problema di Alice, le mostra una strada e la accompagna a ritrovarsi.
Il sogno e il desiderio. "People have dreams": la cornice onirica trasforma una storia di perdita in un atto di volontà, la scelta di dare ancora voce al proprio sogno.
Alice Plate (22). Studentessa d'arte all'ultimo anno, britannica. Attenta, sensibile, idealista, perfezionista. La sua più grande paura è non poter più cantare, e il film comincia proprio quando quella paura si avvera. Il suo percorso è imparare a esprimersi, e a definirsi, in un modo nuovo.
Alexandra "Alex" Nikolaou (27). Insegnante di lingua dei segni britannica, di origine greca. Premurosa, solare, generosa. Ha imparato i segni per comunicare con il fratello sordo, e porta nella relazione con Alice la sua capacità di trovare nuove strade per capire chi ha bisogno.
Le musiche originali sono composte da Massimiliano Folgheraiter. Il film è accompagnato da due canzoni scritte appositamente, Raise My Voice e Within My Silence, che danno corpo al percorso interiore di Alice e culminano nella sequenza finale dell'audizione.
The Miracle Worker (Arthur Penn, 1962), e la pièce di William Gibson (1959) tratta da The Story of My Life di Helen Keller (1903). Riferimento centrale per la relazione tra Alice e Alex, sul modello di Helen Keller e della sua tutor Anne Sullivan.
Dancer in the Dark (Lars von Trier, 2000). Per l'estetica e la costruzione complessiva del soggetto.
The Greatest Showman (Michael Gracey, 2017). Riferimento per lo sviluppo delle canzoni originali e per la dimensione musicale.
Glee (Ryan Murphy, 2009-2015). Per la costruzione visiva delle sequenze cantate, incluso il coro che si esibisce nella lingua dei segni.
Cortometraggio di finzione
Musical, dramma
Inglese
2020
Realizzato e distribuito nel circuito festivaliero
© 2020 Massimiliano Folgheraiter
The Voice Within My Silence racconta la perdita della voce non come una disgrazia, ma come la soglia di una trasformazione. La lingua dei segni non è un ripiego: nel finale diventa canto, e il gesto diventa musica. È un film sull'idea che l'espressione abbia molte forme, e che sappia farsi più forte proprio dove la parola manca.











